Destinazioni

Milano è leggenda: il mito della scrofa semilanuta e dei galli insubri

19 febbraio 2018 / Milano

La storia di Milano è quella di un eterno ritorno di fare, disfare, sovrapporre. Una città distrutta molte volte che, come la Fenice, ha sempre saputo risorgere dalle sue ceneri. Un palinsesto di epoche tra loro anche lontanissime che riescono a sorridersi dai lati opposti della stessa strada.

Sembra che la prima pietra, o meglio, la prima palafitta di Milano sia stata piantata da Belloveso, intrepido principe Gallo proveniente dalle pianure del Rodano, più o meno fra piazza dei Mercanti e la Pinacoteca Ambrosiana, dove romani qualche secolo dopo costruiranno il loro Foro. Leggenda vuole che gli Dei, che evidentemente avevano il tempo per dedicarsi agli affari internazionali, gli avessero indicato come sua destinazione finale la via verso l’Italia.

Protagonista di questa storia è una candida scrofa, che guarda caso non solo era l’animale simbolo della Grande Madre degli Insubri, la dea Belisama, ma anche quello che ornava lo scudo del valoroso principe e che abitava i suoi sogni inquieti. Lo immaginiamo, sfiduciato e infreddolito, domandarsi chi glielo avesse fatto fare a valicare le alpi, per andare a caccia dell’Eldorado nostrano, noto come Pianura Padana. In sogno, come nello stato di veglia, andava a caccia d’indizi per identificare il luogo propizio dove fermarsi e piantar i pali. Una notte finalmente arriva: laddove si fosse imbattuto in cinghiale grufolante ai piedi di un biancospino, lì avrebbe dovuto fermarsi.

Le cose andarono così: un bel giorno una staffetta, partita in avanscoperta, fece ritorno tutta trafelata al campo e in preda ad un delirio incontenibile, dichiarò di essersi imbattuta nel leggendario animale. Belloveso, non sappiamo se più commosso o stremato, raggiunse la radura e fondò Milano. Pochi sanno che sull’imposta di una delle arcate del Palazzo della Ragione, c’è un curioso bassorilievo di età romana che ritrae la mitica scrofa. Provate a trovarlo!

#DoveSiVa #MilanoOdyssey

Photo Credits: Klodiana Prendi