Destinazioni

Milano è originale: alla scoperta della prima foresta verticale del mondo.

10 maggio 2018 / Milano

In un’intervista rilasciata qualche tempo fa dall’architetto Stefano Boeri a un quotidiano milanese, quando gli chiesero quali fossero i tre aggettivi che meglio descrivevano Milano disse «Una metropoli intensa nelle relazioni, minuta nella geografia ed eterogenea nelle culture». Milano è proprio così. E si potrebbe aggiungere che, come un caleidoscopio, muta in modo imprevedibile e inatteso, regalando visioni simultanee, frutto delle combinazioni di tradizioni che si amalgamano e che, insieme, danno forma a questa multiforme città rimasta, a dispetto di tutto, a misura d’uomo. Forse è anche grazie a questa sua particolarità che in questi ultimi anni, segnati da una crescita che non ha conosciuto battute d’arresto, si è guadagnata la simpatia crescente delle molte persone che l’hanno scelta per viverci e non solo per lavorarci. Una rinnovata capacità di attrazione che le ha permesso di scalare le vette anche in campo turistico e di posizionarsi fra i primi posti delle città d’arte più visitate in Italia.

Un tempo circolava la battuta che la cosa più bella di Milano fosse il treno che riportava a Roma. Oggi, che nemmeno più la nebbia l’avvolge e in molti si sono accorti che c’è molto da vedere e da scoprire, forse è vero il contrario.

Sia come sia, la storia che abbiamo riservato per la nostra ultima tappa, al termine di questo lungo viaggio virtuale fatto insieme a Città nascosta Milano, è dedicata a una delle imprese architettoniche che non solo ha contribuito a cambiare il profilo di Milano, ma ha fatto il giro del mondo, diventando nel volgere di pochi anni un vero e proprio modello rivoluzionario di edificio residenziale, in grado di rigenerare l’ambiente e contenere il consumo di suolo. Stiamo parlando del Bosco verticale, due torri residenziali alte rispettivamente 110 e 76 metri, progettate da Stefano Boeri e da Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra), concepite fin dall’inizio per accogliere sulle terrazze più di 900 specie arboree, alcune in grado di raggiungere altezze anche di 9 metri. Una foresta composta da 15 mila piante e 4500 arbusti che coprono una superficie di 20 mila metri quadrati, bagnate da un sofisticato sistema di irrigazione e distribuite in funzione della posizione delle facciate rispetto al sole. Un vero e proprio progetto nel progetto, un’impresa botanica mai tentata prima.

Un quotidiano britannico lo ha definito “l’edificio più entusiasmante del mondo”. Stefano Boeri, da pochi mesi alla guida anche della Triennale di Milano, parla di questo suo progetto come di « una casa per gli alberi abitata dagli uomini ».

Dopo averlo visto crescere, anno dopo anno, osservandolo oggi rigoglioso e verde, esempio di biodiversità a tal punto da essere diventato persino la casa di una colonia di coccinelle e dei falconi – si, avete letto bene, falconi, da poco tornati ad affacciarsi sul cielo milanese e ormai inquilini stabili del Bosco Verticale-  si fatica a ricordare come fosse questo angolo di Milano prima che venisse costruito. Un’area nota ai vecchi milanesi col nome di “Ex Varesine”, perché qui passava la ferrovia che portava a Varese. Nel 1964, con l’apertura della Stazione Garibaldi, lo scalo venne abbandonato e pochi anni dopo al suo posto sorse il Luna Park delle Varesine. Per tutti gli anni Settanta e buona parte degli Ottanta restò in funzione. Poi il lento declino, coinciso con la vendita del terreno e la definitiva chiusura delle giostre nel 1998.

Il nuovo imponente progetto urbanistico che ha rivoluzionato Porta Nuova, malgrado i puristi non siano d’accordo, ha senza dubbio il grande pregio di aver ridisegnato con coraggio e personalità un angolo di città che da decenni aveva perso ogni identità e giaceva in un triste stato d’abbandono.  

Per questo a noi piace ricordare che Il Bosco Verticale, dopo aver vinto un numero straordinario di premi di architettura, compreso quello di Migliore Architettura Europea 2015 e di Migliore Architettura del Mondo, assegnato dal Council on Tall Building and Urban Habitat promosso dall’Illinois Institute of Technology of Chicago, è diventato uno dei grattacieli più celebri del pianeta.

Dopo di lui lo Studio Boeri ne ha progettati altri, a Nanjing, Utrecht, Tirana, Losanna, Parigi. E l’Olanda ha appena commissionato la versione low cost, dedicata al Social Housing. Come dire, avventura continua!

Photo Credits: Klodiana Prendi