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Elie, 52. Autista NCC. Ha scoperto Uber dopo la chiusura della multinazionale per cui ha lavorato 22 anni.

26 giugno 2019 / Italia

“Sono in Italia da 30 anni, ma arrivo dal Libano, là ai tempi c’era una situazione un po’ brutta, poi il caso ha voluto che mi innamorassi di una ragazza italiana… in fondo per portare via dalla sua terra un libanese ci deve essere un buon motivo!

Non ho fatto tanti lavori qui in Italia, ero laureato e ho trovato lavoro in una multinazionale, ho lavorato con loro 22 anni, poi hanno deciso di chiudere e ci hanno lasciato a casa. A quel punto ho aperto un ristorante, ma è durato poco, troppe tasse, non si riusciva ad andare avanti.

Alla fine ho scoperto Uber, ho studiato quel che c’era da studiare per 8 mesi, dato l’esame in Provincia, e adesso riesco a viverci: ma ho paura per il domani, ho una famiglia, un mutuo, le tasse da pagare.

Adesso vediamo cosa farà il governo.Tanti di noi hanno investito sia capitali che altro, per non chiedere aiuto allo Stato, ma adesso chi lavora con Uber rischia di restare fermo.

I driver e i tassisti? Noi abbiamo una preparazione uguale a quella dei tassisti, io ho studiato, dato l’esame in Provincia, e a quel punto potevo scegliere se fare l’NCC o il tassista.

Purtroppo per avere una licenza da tassista ci vuole un miracolo, dovevo vendere la casa, e ho famiglia, così ho preso la licenza da NCC.

Dopo la sentenza del Tribunale di Roma? Aspettiamo il 5 maggio, ma non sappiamo cosa fare. Uber ha portato in Italia migliaia di posti di lavoro, il governo si vanta di avere aumentato i posti di lavoro: ma è accaduto più grazie alle aziende che al governo. C’è gente disoccupata che con Uber si è inventata un lavoro, adesso cosa farà?”.

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