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Milano è storia: Il Castello Sforzesco in 4 tempi. Roccaforte. Corte. Cittadella. Museo

20 marzo 2018 / Milano

Al principio è Porta Giovia, una delle cinque porte della Mediolanum romana. Poi arrivano i secoli bui delle invasioni barbariche e lentamente tutto decade. Ci pensa il longobardo re Liutprando a rimetterla in sesto nell’VIII secolo.

Un’altra mano arriva dall’arcivescovo Ansperto alla fine dell’800 d.C.. Nel 1162 Federico Barbarossa, dopo un furioso assedio, mette a ferro e fuoco la città e anche la porta ne esce malconcia. Un decennio dopo un lungo fossato viene scavato intorno al perimetro del centro abitato – quello che poi diventerà la cerchia dei navigli – e con la terra di risulta vengono realizzati terrapieni coronati da mura. Passa l’età dei comuni, arriva quella delle signorie e quando l’arcivescovo Giovanni Visconti, signore di Milano, decide di spartire fra i nipoti la città, assegna a Galeazzo II porta Giovia.

Lui, pur risiedendo a Pavia – suo è il celebre castello -, nel 1358 inizia a costruire il primo nucleo della rocca. Per decenni resta un semplice fortilizio militare. È Filippo Maria Visconti a eleggerlo a dimora e ad avviarne la trasformazione in residenza ducale. La Repubblica Ambrosiana succeduta alla sua morte e che mal sopportava quel lugubre fortilizio vuole raderlo al suolo. Il destino però ha in serbo altri disegni: Francesco Sforza conquista Milano, impalma Bianca, la figlia naturale di Filippo Maria, libera il castello e lo ricostruisce più bello e imponente che mai. Con Ludovico il Moro – che deve il soprannome alla sua passione per la seta – toccherà l’apice della grandezza e dello sfarzo, diventando sede di una delle corti più celebri d’Europa. Qui Leonardo lascia segni indelebili del suo passaggio nella Sala delle Asse, oggi oggetto di un meticoloso restauro che presto restituirà questo capolavoro ai milanesi e ai visitatori di tutto il mondo, con molte sorprese che non mancheranno di stupire.

Come d’aldronde sempre succede quando c’è di mezzo Leonardo. Poi “il Duca perde lo Stato, la roba e la libertà” e il Castello per secoli viene declassato a cittadella militare. A partire dal 1548 gli spagnoli cingono lui e la città con possenti mura, i Bastioni spagnoli, demoliti due secoli dopo dagli austriaci che al loro posto ricaveranno ampi vialoni alberati lungo i quali le dame milanesi scoprono il gusto della promenade alberata. Con l’unità d’Italia in un primo momento rischia la demolizione – idea già accarezzata da Bonaparte – poi, grazie al Beltrami, viene in parte ricostruito e ristrutturato e trasformato in Museo. Il 24 settembre 1904 viene riaperto al pubblico alla presenza dell’architetto che lo aveva salvato e in onore della famiglia che gli aveva fatto vivere gli anni migliori, viene battezzato Sforzesco.

Durante i devastanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, subisce pesantissimi danni che lo riducono a uno scheletro spettrale, come spettarle si presentava tutta la città alla termine del conflitto. Ricostruito per la quarta volta, con un progetto di allestimento museale all’avanguardia firmato dal collettivo BBPR, diventato nel tempo un vero e proprio modello per tutti quelli successivi, oggi è uno dei poli museali più importanti della città. La Pinacoteca conserva una ricchissima collezione di dipinti firmati fra gli altri da Antonello da Messina, Mantegna, Antonello da Messina, Canaletto e Tiepolo. Una delle opere più celebri, la Pietà Rondanini di Michelangelo, dal 2015 è esposta nell’ex ala dell’Ospedale Spagnolo, nel cortile delle Armi.